Gallery

tdsc_0056 ofdsc_0018 ofdsc_0058 tdsc_0025
gennaio: 2012
L M M G V S D
« mar    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

tdsc_0193A circa tre chilometri dall’abitato di Villamassargia, alle pendici del colle su cui sorgeva il Castello di Gioiosa Guardia, si trova il grande oliveto chiamato S’Ortu Mannu. L’oliveto, divenuto parco nel 2001, si estende su una superficie di dodici ettari, ma secondo la memoria storica degli anziani del paese la superficie coperta dagli olivi sino alla prima metà del Novecento era di circa cinquecento ettari.
L’attenzione del visitatore è attratta dalla maestosità delle piante, il tronco dell’esemplare più grande comunemente chiamato Sa Reina (la regina) ha un perimetro di quasi sedici metri e quest’albero è ritenuto da alcuni l’olivo più grande nel Mediterraneo.  Non è raro incontrare singoli olivi e olivastri maestosi, ma per S’Ortu Mannu si può parlare di un intero bosco. Le dimensioni enormi degli alberi, circa 600 olivi domestici cioè alberi produttivi di olive da olio, inducono a chiedersi a quale periodo possa risalire il loro impianto.
È assodata la longevità di quest’albero assai resistente, che con la sua eccezionale capacità vegetativa ben si adatta ai terreni asciutti. A Gerusalemme nell’orto del Getsemani vi sarebbero una decina di olivi risalenti al I secolo.Nel comune di Magliano in provincia di Grosseto si trova un albero noto come “Olivo della strega”, il cui tronco misura più di dieci metri di circonferenza; secondo studi agrari sarebbe una pianta più che millenaria.  Mettendo a confronto le dimensioni di alcuni esemplari di S’Ortu Mannu, con quelle dell’Olivo della strega, si può ipotizzare per questi un’età almeno analoga.
L’oliveto ha quindi un grande valore naturalistico e sino alla costituzione del parco presentava una situazione interessante infatti, la proprietà delle singole piante poteva non coincidere con quella del terreno su cui le stesse si trovavano. Tale situazione trovava conferma nell’articolo 28 del regolamento di polizia urbana del comune di Villamassargia del 1932.
Secondo quanto tramandato dagli anziani del paese, il proprietario dell’albero come tale ne poteva godere e disporre per alienazione anche mortis causa.  Vantava poi una serie di diritti nei confronti del proprietario del suolo: poteva entrare sul fondo altrui poiché a vantaggio dell’albero era costituita una servitù di passaggio sul suolo nel quale si elevava; poteva cogliere i frutti, compiere le operazioni di potatura e innestare gli oleastri o i polloni che spuntassero dal tronco. Inoltre, per non gravare troppo sul diritto del proprietario del suolo le operazioni di potatura si compivano contemporaneamente alla raccolta dei frutti.
Il regolamento precisa che quasi la totalità della popolazione era proprietaria di piante, da ciò sembra emergere una valenza “comunitaria” del posto ove ciascuna famiglia possedeva una o più piante.
A cura di G.N. Dessì